Di Savatore Cennamo, Laura Di Biase, Valentina Stella e Fulvia Tanzilli
(Estratto di un Project Work svolto con il coordinamento di Reply Avantage
)


Oggigiorno si sente spesso parlare di crediti deteriorati, anche detti Non Performing Loans, i quali hanno contributo fortemente all’attuale situazione di difficoltà del sistema bancario italiano.

La gestione di tali esposizioni è stata resa ancora più complessa dalla prolungata fase di recessione che ha duramente colpito l’Italia, e dal sistema giudiziario italiano che è sovraccarico e incapace di smaltire tali procedure in un periodo di tempo adeguato a garantire per le banche un recupero su tali esposizioni coerente con il valore contabile delle stesse.

All’interno dell’Area Euro l’Italia è il paese che ha la quota maggiore di Non Performing Exposures (321 miliardi lordi di su un totale di 931 miliardi), ma si rende necessario chiarire che le esposizioni deteriorate presentano un diverso grado di deterioramento. La Circolare N. 272 di Banca d’Italia aveva già introdotto una chiara classificazione di tali crediti nel 2008, tuttavia è stata successivamente aggiornata per recepire gli aggiornamenti introdotti nel quadro normativo europeo. Di seguito riportiamo l’attuale classificazione degli attivi problematici:

a) sofferenze: esposizioni per cassa nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall'azienda;

b) inadempienze probabili (“unlikely to pay”): esposizioni verso quei soggetti non più in grado di adempiere alle obbligazioni contratte senza il ricorso a misure straordinarie, quali ad esempio l’escussione delle garanzie. Non si tiene in considerazione la presenza di eventuali importi scaduti o non pagati;

c) esposizioni scadute e/o sconfinanti: l’esposizione viene rilevata in questa categoria se il maggiore tra questi due valori supera la soglia del 5%: i) la media delle quote scadute e/o sconfinanti misurate su base giornaliera nell’ultimo trimestre; ii) la quota scaduta o sconfinante alla data della segnalazione. Ai fini di tale classificazione rileva la data dei 90 giorni;

d) esposizioni oggetto di concessione (c.d. “forbearance”): definite dall’Eba negli Implementing Technical Standards, possono riguardare sia crediti in bonis che i crediti deteriorati. Se sono riferite a questi ultimi non formano una classe separata ma rientrano in una delle tipologie di cui sopra.

Ogni banca è tenuta a inviare delle segnalazioni a Banca d’Italia circa la qualità dei suoi attivi, data la crescente importanza e complessità del fenomeno sono state introdotte sia a livello armonizzato che non armonizzato nuove segnalazioni. Le più rilevanti sono:

  • La Circolare n. 284 (BI): “Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni delle perdite storicamente registrate sulle posizioni in default” prevede la costruzione di un archivio di dati sull’attività di recupero crediti svolta dagli intermediari vigilati, con il fine di stimare i tassi di perdita storicamente registrati sulle posizioni deteriorate
  • Nuova segnalazione sulle esposizioni in sofferenza: raccoglie informazioni di dettaglio sulle esposizioni in sofferenza, sulle eventuali garanzie che ne attenuano il rischio di credito e sullo stato delle procedure di recupero. Sono in particolare oggetto di segnalazione le sole sofferenze riconducibili a controparti residenti in Italia e di ammontare superiore a 100.000€ alla data di segnalazione
  • Tra le normative di tipo armonizzato, particolare importanza assume “Analytical Credit Datasets” (AnaCredit) e rappresenterà un archivio europeo di informazioni dettagliate sui prestiti bancari a livello individuale. Il 18 maggio 2016 è stato emanato il Regolamento (UE) 2016/867 riguardante la raccolta di dati granulari sul credito e sul rischio di credito, c.d. “Regolamento Anacredit”. Le Banche centrali nazionali appartenenti all’area Euro dovranno inviare le informazioni sui finanziamenti e sulle garanzie riferite alle controparti identificate come persone giuridiche, ovvero riferite a tutti i soggetti diversi dalle persone fisiche e dalle ditte individuali. La prima rilevazione è stata fissata per il 30 settembre 2018, con riferimento alla data contabile di giugno 2018. In Italia sono tenute alla segnalazione con cadenza mensile tutte le banche iscritte nell’Albo previsto dall’art.13 del T.U.B. con riguardo alle esposizioni che superano la soglia dei 25.000 €.


 

Oltre alle segnalazioni, il quadro normativo ha subito numerose modifiche, le più significative sono: il decreto legge n. 83 del 27/06/2015 e il D.L. n. 59 del 3/05/2016 aventi l’obiettivo primario di velocizzare le procedure di recupero crediti. Inoltre, il D. L. n. 18 del 14/02/2016 ha introdotto la garanzia statale sulla tranche senior riguardante la cartolarizzazione delle sofferenze. In seguito, sono stati costituiti il fondo Atlante I e II: fondi d'investimento nati per sostenere le operazioni di ricapitalizzazione delle banche con ratio patrimoniali inferiori ai minimi SREP e per l’acquisto di portafogli NPLs. Infine, La BCE lo scorso marzo 2017 ha pubblicato le linee guida per la gestione dei crediti deteriorati da parte delle banche con elevati livelli di NPL ratio.

Su un campione di crediti non performing, fornito in forma anonima da Avantage Reply, è stato possibile condurre delle analisi descrittive e una regressione lineare con il fine di stimare il tasso di recupero atteso all’aumentare della maturity della procedura.

Dalle statistiche elaborate sul campione a disposizione, è emerso che la procedura esecutiva con una durata media di 2 anni e 6 mesi è la procedura che presenta la durata media più elevata, seguita dalla procedura ordinaria e da quella cautelare, che presentano rispettivamente una durata media di 2 anni e 5 mesi e di 2 anni e 4 mesi. Mentre l’arbitrato e la mediazione sono le procedure caratterizzate dalla durata media più bassa di circa 1 anno e 6 mesi. Ad un’analisi di durata, è stata accompagnata un’analisi circa i costi medi associati alle singole procedure. Alle procedure esecutive ordinarie sono associate costi notevolmente superiori alla media; in Abruzzo il tariffario applicato dai relativi tribunali ammonta in media a 29.297€, a seguire le regioni più costose: Sardegna, Liguria, Lombardia e Toscana. Le procedure concorsuali rappresentano la seconda categoria in termini di tariffe applicate; in media le più costose si registrano in: Liguria (11.000€), Umbria (9.000€) e Lazio (5.000€).

A questo punto è stata analizzata la relazione durata-costi, ossia come varia il costo medio delle procedure in funzione del tempo. Per rendere più agevole l’interpretazione dei dati, la durata è stata divisa in 4 cluster:

  • la procedura ordinaria risulta la più costosa (media: 152,53€) tranne nell’orizzonte temporale 6-9 anni in cui l’esecutiva registra il costo massimo (15.311,61€).
  • la procedura monitoria risulta in media la meno costosa (2.062,56€) dopo l’arbitrato, che si conclude mediamente nei primi 3 anni con un costo medio di 527,74 €.
  • le restanti procedure hanno un costo medio tra i 3.200€ e i 3.800€.

È stata riscontrata una relazione di proporzionalità diretta fra durata e costi medi: alle procedure che, in media, impiegano un lasso di tempo maggiore a risolversi oppure che, alla data di analisi, risultano aperte da più tempo, corrispondono costi maggiori.

A seguire, è stata condotta un’analisi sui portafogli secured, escludendo gli unsecured,per riuscire a stimare il tasso di recupero per le procedure aperte partendo da quello osservato per le procedure chiuse: il valore recuperato sulle esposizioni con procedure chiuse è stato calcolato prendendo come riferimento i tassi di recupero stimati da Banca d’Italia nella Nota di stabilità e vigilanza N. 7. Banca d’Italia stima differenti recovery rates dividendo le esposizioni a seconda della durata in cluster temporali. Per cui, dopo aver raggruppato le esposizioni del nostro data-set nei diversi cluster temporali abbiamo applicato alle stesse il tasso di recupero stimato da Banca d’Italia.

Per poter definire il tasso di recupero bisogna sottrarre dal valore recuperato i costi, ma poiché nel data-set i costi associati alla singola procedura non sono stati forniti per tutte le esposizioni, i costi sono stati simulati con la funzione di Excel casuale(), impostando come valore minimo 1.5% e come valore massimo 2.5%, in quanto è stato notato che i costi si mantengono intorno al 2% del valore dell’esposizione. In questo modo sono stati ottenuti i recovery rates delle posizioni chiuse.

Utilizzando il software statistico Gretl è stato applicato il metodo dei minimi quadrati, da cui è emerso che i coefficienti delle seguenti variabili indipendenti sono statisticamente significativi:

  • l’inflazione presenta un coefficiente di segno negativo, poiché all’aumentare dell’inflazione diminuisce il tasso di recupero, cioè al diminuire del potere d’acquisto i soggetti sono meno inclini a restituire i debiti precedentemente contratti;
  • il Pil pro capite presenta un coefficiente di segno positivo, poiché all’aumentare del reddito pro capite aumenta la capacità delle famiglie di rimborsare il proprio debito;
  • la Durata_anni, ha un coefficiente negativo, in quanto maggiore è la durata della procedura minore sarà la quota di credito che la banca riesce a recuperare.

Il modello presenta un R-quadro elevato, pari a 0.886, il che significa che il modello è in grado di spiegare con una buona approssimazione la variazione del recovery rate. Il modello ottenuto per stimare il tasso di recupero per le procedure aperte è il seguente:

non performing loan

Al fine di stimare il RR delle procedure aperte, è stata determinata la durata delle stesse considerando il lasso temporale che intercorre tra la data di apertura della procedura ed il giorno in cui è stata condotta l’analisi. Il modello ottenuto è stato applicato ad ogni procedura aperta del data set. I risultati del modello mostrano un tasso di recupero elevato, che si attesta intorno all’80% nei primi mesi immediatamente successivi all’apertura della procedura. Tale tasso si riduce gradualmente al crescere dell’orizzonte temporale, intono al 10% ogni anno.