di Andrea Soledad Bellucci, Stefano Buono, Luca D’Anna, Luigi Napolitano
(Estratto di un Project Work svolto con il coordinamento di BCG-The Boston Consulting Group)


L’analisi SREP condotta sul Gruppo Mediobanca è stata strutturata su quattro pilastri (come definito dall'EBA): Business Model Analysis, Governance & Internal Controls, Risks to Capital e Risk to Liquidity & Funding. Al fine di assegnare uno scoring complessivo al Gruppo, è stata svolta un’analisi di tipo quantitativo e qualitativo rapportando i risultati ad un peer group, individuato attraverso driver comuni alla banca target.

Il Supervisory Review and Evaluation Process (SREP) è il processo di revisione e valutazione prudenziale svolto dall’Autorità di vigilanza per valutare e misurare i rischi a livello di singola banca. Introdotto nel Giugno 2004, tale processo consiste nell’analizzare e sintetizzare i risultati emersi per un dato anno; conclusa l’analisi l’autorità di vigilanza invia alla banca la valutazione e si definiscono gli obiettivi fondamentali per fronteggiare le problematiche riscontrate. La banca deve quindi effettuare un intervento correttivo nei tempi previsti. In sostanza, lo SREP prevede due fasi fondamentali:

  • Un ciclo di valutazione che si sostanzia nelle fasi di pianificazione, controllo e valutazione;
  • Eventuale formulazione di misure correttive.

Al fine di assegnare un punteggio finale alla banca target, le autorità devono condurre un’analisi su 4 elementi: il modello imprenditoriale e la strategia; la governance e i controlli interni dell’ente; i singoli rischi che impattano sul capitale; i singoli rischi che impattano sulla liquidità e sul funding. L’assegnazione dello score alla banca va da un minimo di “1” (nessun rischio) ad un massimo di “4” (alto rischio), tale punteggio fornisce una chiara indicazione degli elementi che minacciano la viability dell’ente, delle misure di vigilanza e di intervento che debbano essere messe in atto per fronteggiare le problematiche riscontrate. Successivamente viene assegnato uno score finale, il quale presenta una quinta categoria (‘F’) che viene attribuita agli istituti “failing or likely to fail”, e che attiva le procedure di interazione con le “Autorità di risoluzione” previste dalla Direttiva 2014/59/Ue - Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD).

L’obiettivo del lavoro è quello di condurre l’analisi SREP, percorrendo le linee guida EBA, al fine di assegnare uno scoring finale in grado di esprimere il complessivo equilibrio gestionale e l’ammontare di rischio assunto dalla banca target. Dopo un’attenta analisi per individuare l’intermediario da sottoporre a valutazione prudenziale, la scelta è ricaduta sul gruppo Mediobanca, che offre servizi finanziari altamente specializzati in quattro linee di business: CIB (Corporate e Private Banking):  PI (Principal Investing); Retail Banking and Consumer Banking; Corporate Center.

Per rendere l’analisi esaustiva e pertinente, è stato inoltre individuato un gruppo di peer che più si avvicinano, in termini di linea di business, alla banca target. Le banche scelte sono: Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Natixis, Rabobank e Société Générale.

Risultati

Dall’analisi condotta sono emersi interessanti risultati che hanno interessato tutte e 4 le aree di analisi.

Relativamente al modello di business, Mediobanca mostra una profittabilità superiore rispetto al peer group, in presenza di un’offerta commerciale ampia e che si rivolge a più segmenti di business (dal credito al consumo alle attività di banca d’investimento). Infatti, sebbene gli effetti della crisi degli ultimi anni abbiano impattato fortemente sullo scenario macroeconomico, determinando soprattutto per il settore bancario un periodo di forte difficoltà, Mediobanca è riuscita ad adattarsi e a sopravvivere a tale crisi, consolidando la sua leadership di mercato e mantenendo inalterata la sua capacità di crescita. Per comprendere fino in fondo la capacità di Mediobanca di preservare nel tempo tale trend positivo, va menzionata la trasformazione di Mediobanca da holding finanziaria a gruppo bancario, elemento questo che le ha permesso di raggiungere con successo gli obiettivi prefissati nel piano strategico 2013-2016: la riduzione dell’esposizione azionaria, il mantenimento di una base patrimoniale affiancata da una crescita costante a parità di livello di rischio, l’investimento in attività bancarie a basso assorbimento di capitale ed elevata redditività. Inoltre nel corso dell'esercizio 2016 il Gruppo Mediobanca ha manifestato una performance nettamente superiore rispetto al peer group in termini di redditività. I principali indicatori, ROE, Cost/Income Ratio e ROA, si sono attestati su valori superiori alla media dei competitor, fattori che sottolineano l'eccellente performance dell'esercizio 2016 e la solidità del Business Model di Mediobanca; tali risultati hanno avuto seguito anche nei primi tre trimestri del 2017. La valutazione degli elementi di natura qualitativa uniti a quelli meramente quantitativi hanno fatto sì che fosse assegnato a Mediobanca uno scoring di profilo pari a 2.

Con riferimento al modello di governance e al sistema dei controlli interni, il gruppo ha prestato particolare attenzione affinché il proprio statuto si allineasse il più possibile ai regolamenti e alle direttive della BCE, in modo tale da svolgere un’attività che fosse coerente coi rischi assunti e sostenibile nel medio-lungo termine. Seppur in presenza di un’età media dei consiglieri per qualifica superiore alla media delle società italiane, Mediobanca dispone di una struttura governativa centralizzata molto solida, in grado di assicurare univocità nell’indirizzo strategico, sostenibilità e continuità aziendale. Inoltre, è stato riscontrato un eccessivo accentramento di compiti in capo al Consiglio di Amministrazione, elemento che – in taluni contesti – si è rilevato eccessivamente oneroso in termini di carico di lavoro, e non pienamente efficace a causa dell’assenza di un vero contraddittorio tra gli organi decisionali e di controllo. Tuttavia, sebbene sia presente tale aspetto negativo, va rilevato che lo stesso gruppo ha avviato una serie di azioni volte a snellire il Consiglio di Amministrazione, sia in termini di riduzione dei membri che nell’aumento delle deleghe attribuite al Comitato Esecutivo e ai Comitati endoconsiliari. L’adeguata struttura della Governance bancaria e del sistema dei controlli interni, nonché le misure correttive intraprese per migliorare tali aspetti, portano ad assegnare a tale area di analisi un punteggio pari a 2.

 Per quanto attiene ai rischi al capitale Mediobanca presenta alla chiusura dell’esercizio 2016 una solida situazione patrimoniale, determinata da un’ottima gestione del capitale, al fine di rispettare i requisiti di adeguatezza patrimoniale. Infatti nonostante abbia un ingente mole di crediti in portafoglio (€70 mld), solo il 3,05% di questi è rappresentato da crediti di dubbio realizzo; il valore del NPL Ratio di Mediobanca è di gran lunga inferiore alla media italiana (16,4%) ed è inferiore anche alla media del peer group (5,17%). A conferma di tale solidità è possibile evidenziare come al basso valore del NPL Ratio si accompagna un elevato valore del Coverage Ratio, a testimonianza che Mediobanca gestisce e copre adeguatamente la propria esposizione creditizia; infatti l’esposizione in crediti di dubbio realizzo è coperta per circa il 52% da accantonamenti. A confermare la gestione proattiva di Mediobanca verso il rischio di credito sono da segnalare una diminuzione del livello di crediti passati dalla categoria in bonis alla categoria crediti non performing e un aumento significativo delle cancellazioni di crediti non performanti. In riferimento al rischio di mercato, negli ultimi anni emerge come Mediobanca stia cercando di ridurre la componente di patrimonio a copertura di tale rischio. Tuttavia, sebbene presenti valori di held for trading ratio inferiori e valori dell’available for sale ratio solo leggermente superiori rispetto alla media dei peer, Mediobanca presenta un valore particolarmente elevato dell’indicatore “Market Risk Density”, da imputare alla significativa esposizione in Assicurazioni Generali, verso la quale MB risulta particolarmente concentrata. Infine, da un’analisi qualitativa svolta sul rischio operativo emerge come MB ricorra ad una metodologia semplificata, il Basic Indicator Approach (BIA), per la determinazione dei requisiti di capitale a fronte di tale rischio e che l’ammontare degli RWA sia aumentato di 100 bps rispetto all’ultimo anno. In virtù dei dati emersi dalla valutazione dei rischi di primo pilastro fin qui esposti, ai “rischi di capitale” viene attribuito un valore finale pari a 2.

Infine, per concludere il processo valutativo sono stati analizzati i rischi di liquidità e funding. Anche per quest’ultima area Mediobanca presenta una situazione notevolmente positiva attestata dagli ottimi valori del LCR e NSFR, il primo di gran lunga superiore al valore richiesto da Basilea III. Inoltre il ricorso al funding, oltre ad essere adeguatamente diversificato, risulta essere ben distribuito tra breve e lungo termine, permettendo così di diluire le passività su orizzonti temporali superiori ad un anno, evitando di incorrere in crisi di liquidità; nello specifico il 55% delle fonti di finanziamento è rappresentato da titoli di debito, che sono le fonti di finanziamento più stabili. L’unica nota negativa attiene alla distribuzione dell’attivo, in quanto solo il 40% degli investimenti è costituito da attività a breve termine, determinando così ritardi negli incassi; il valore è inoltre al disotto della media del peer group, che si attesta al 48,11%. Alla luce di tali considerazioni, viene assegnato un punteggio finale, relativo al rischio di liquidità, pari a 2.

Sulla base dei punteggi attribuiti ai quattro pilastri dello SREP, l’analisi condotta ha portato ad attribuire a Mediobanca uno score finale pari a 2, in linea con i punteggi delle singole aree, potendo così definirla una banca dal basso profilo di rischio. Tuttavia sono state evidenziate alcune aree di miglioramento. Nello specifico si propone:

  • Una thematic review sull’adeguatezza patrimoniale essendo, ad oggi, gli assorbimenti patrimoniali particolarmente elevati anche rispetto alle altre banche italiane che utilizzano metodologie standardizzate;
  • Una richiesta di informativa ad-hoc sul portafoglio AFS, per valutare l’adeguatezza dei valori inclusi nel bilancio e le eventuali azioni strategiche che la stessa banca vorrà porre in essere nel prossimo biennio;
  • Una verifica cartolare (“a distanza”) sulle avvenute modifiche all’assetto di governance, in particolare sull’avvenuta migrazione di poteri deliberativi dal Consiglio di Amministrazione al Comitato Esecutivo e agli altri Comitati endoconsiliari.