Incontro con il professor Alberto Faccini
di Gaia Paolillo

In data 1 dicembre 2020 l’IPE, Istituto per ricerche ed attività educative, ha organizzato il primo di tre incontri di tipo didattico con il professor Alberto Faccini per far fronte al cambiamento radicale quale è il passaggio dalla vita liceale a quella universitaria. L’incontro si è rivolto alle collegiali di Villalta (NA) e in particolar modo alla generazione di studentesse che per la prima volta si affacciano al mondo universitario: la cosiddetta “Laurea Triennale”.

Presentato dalla dottoressa Simona Balzano, moderatrice dell’incontro, il professor Faccini si è subito mostrato cordiale, gioviale e ben disposto a fornire alla sua giovane platea incoraggiamento, conoscenze ma soprattutto monito. Provenendo da un ambiente liceale è stato in grado di immedesimarsi nel palpabile spaesamento che qualsiasi neouniversitario si trova ad affrontare quando dalla confortevole aula di 25 persone in cui tutti si conoscono e chiacchierano, si passa all’auditorium gremito di gente nel quale ogni studente agli occhi del professore è sconosciuto come quello che gli siede accanto.
Per far ciò si è servito di un video prodotto in periodo di lockdown in collaborazione con il Collegio di Merito Monterone (NA), del quale peraltro è ex direttore, intavolando una squisita conversazione basata sulla metafora università-cibo.
Il video mostrato si è da subito rivelato inedito e accattivante, pieno di metafore e consigli utili sul come porsi in merito ai nuovi cambiamenti che ci si presenteranno davanti una volta varcata la tanto agognata nuova soglia. Possiamo trovare le nuove materie presentate come un delizioso affettato di prima scelta, oppure una fetta di pane fragrante pronto per essere condito con la migliore marmellata che noi abbiamo da offrire (la nostra essenza che dunque genererà la trasformazione del cibo stesso in qualcosa di più elaborato), la guarnizione dei nuovi piatti che porterà noi studenti a presentarci nella maniera più accattivante possibile, per infine giungere alle portate che più hanno soddisfatto i nostri palati: i dolci, fine di un percorso speciale quale solo la maturità e tutto quel che le gira attorno può offrire.
Ed ecco, ora siamo giunti ad uno dei passi più importanti della nostra vita: ci siamo diplomati, ma ora? Abbiamo il nostro timido arsenale di strumenti, saremo in grado di utilizzarli al meglio? Dove troveremo la spinta necessaria a studiare quando non ci sarà il professore a stimolarci con le impellenti scadenze?
Wow, belle domande… ma una risposta alla volta.
Si parte dal presupposto che se qualcuno sceglie di frequentare una specifica università è perché si sente più affine verso quel campo di applicazione e già questo dovrebbe spingerci a dare il meglio di noi stessi proprio perché è una cosa che ci piace fare. La metafora del cibo ritorna: abbiamo messo la nostra materia prima in pentola, ci siamo messi in gioco ora tocca solo accendere la nostra “potenza di fuoco”, come la definisce il professore. Come? Grazie al fiammifero della volontà e della passione. Questo perché l’università non è un semplice luogo dove restituisci il compito come ti è stato chiesto di fare, no: l’università è il luogo nella nascita, della rivoluzione del nostro IO interiore nel quale la semplice mente liceale assorbe, divora, rielabora le informazioni che riceve al fine di sviluppare un ragionamento critico che poi sarà utile in futuro ad affrontare il mestiere che abbiamo scelto di apprendere. E così ci si costruisce passo passo, rivoluzionando il proprio “essere studente” conoscendo e scoprendo nuovi mix da aggiungere al nostro minestrone in ebollizione.
Verrà il giorno in cui sì, ci si siederà davanti al professore, una persona che ha dedicato la sua intera vita ad un campo di studi e che non aspetta altro se non avere una ricca ed intensa conversazione con te, sì, proprio tu, un altro individuo ferrato sull’argomento che magari grazie alle conoscenze acquisite riesce ad esprimere il proprio parere critico sul tema di conversazione.
E tu parlerai, oh sì che parlerai, e ciò avverrà perché sarai stato in grado di preparare consapevolmente e con maestria tutte le portate che ti saranno arrivate in comanda, rispettando i tempi tacitamente dati.
Ovviamente non dico che tutto ciò sarà una passeggiata, assolutamente no: i tuoi orari, le tue priorità, le ore di studio, tutto, davvero tutto verrà sovvertito e dovrai gradualmente adattarti al nuovo ritmo che prenderà la tua vita.

Purtroppo la pandemia ha un po’ rallentato questo processo di autoconsapevolezza della nuova situazione, spiega il professor Faccini. Basti pensare al fatto che qualcuno magari non ha ancora avuto la possibilità di vedere di persona la propria università ed è relegato alle fredde lezioni via schermo.
Attenzione, consiglia il professor Faccini, è meglio non abituarsi a questo tenore di vita nel quale il tempo a disposizione sembra dilatato, questo perché quando si tornerà in presenza lo shock per lo sbalzo di tempistiche potrebbe risultare fatale. Dunque invita, per esempio, ad indossare sin da subito un outfit consono alla situazione anche durante le lezioni online, di utilizzare la propria divisa di lavoro per fare delle esercitazioni personali e di approfittare sin da subito del tempo concesso per studiare, man mano che gli argomenti si susseguono nel corso dei vari programmi.

Il professore termina l’incontro con una similitudine a mio parere molto suggestiva. Egli ci fa visualizzare il professore come un toro e ci chiede come noi ci sentiremmo ad averlo di fronte. La risposta pare banale: chiunque sarebbe spavento, terrorizzato, inerme. Poi, ci chiede di chiudere gli occhi e quando ci invita a riaprirli il toro siamo noi, grintosi e pronti a balzare addosso al torero quale adesso il professore è.
Questo scenario ci fa comprendere appieno la vera e sostanziale differenza tra uno studente liceale ed un universitario, ovvero il modo di porsi. Lo trovo davvero affascinante perché ti fa capire che tutto ciò dipende solo da te, dalle scelte che farai e dagli obiettivi che ti porrai di fronte al cambiamento epocale che ti si para dinanzi.
Come ci sentiremo quel fatidico giorno in cui avremo il professore dall’altro capo del tavolo? Saremo noi il bersaglio, oppure scalpiteremo per mordere il tavolo ed entrare in scena? Sfrutteremo fino all’ultimo secondo concessoci a fine lezione, oppure avremo solo voglia di tornare a casa il prima possibile?
Il capo chef è lì, noi siamo ancora un apprendista e ci porge il nostro primo mestolo in mano. La nostra nuova vita è qui e ora: riusciremo un giorno ad aprire il nostro ristorante?